Il Taccuino di disegni di Giovannino de Grassi è il manoscritto più noto e prestigioso della Biblioteca di Bergamo ed è universalmente riconosciuto come capolavoro del tardo gotico italiano ed europeo. Realizzato alla corte viscontea tra l’ultimo decennio del Trecento e i primissimi anni del Quattrocento, presenta 77 soggetti disegnati e colorati e 24 lettere figurate dell’alfabeto su 31 carte pergamenacee ben conservate, di formato variabile, da un massimo di 19 × 26 a un minimo di 17 × 22,7 cm, distinte in 4 fascicoli. Con il recente restauro attuato presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze è stata ripristinata l’originale legatura d’archivio cinquecentesca.
Le notizie biografiche sul Maestro del Taccuino restano alquanto nebulose. Nato forse a Milano tra il 1355 e il 1360, Giovannino de Grassi diresse la fabbrica del Duomo di Milano dal 1391 fino alla morte avvenuta nel 1398. Giovannino è riconosciuto come il maggior artista lombardo del tardo Trecento; l’alta qualità della sua opera, la sua statura intellettuale, gli evidenti contatti stilistici con i centri franco-fiamminghi e boemi dell’arte cortese, lo confermano primo protagonista del gotico internazionale italiano, che sarà poi continuato ed esaltato da Michelino da Besozzo, Belbello da Pavia e Pisanello. Oltre al Taccuino di Bergamo, gli sono attribuite somme opere miniate, quali il Beroldo, l’Offiziolo Visconti e il Tacuinum sanitatis.
Il celebre alfabeto figurato, contenuto nel Taccuino, è miniato su cinque straordinarie carte, monocrome le prime due, policrome le altre. Le lettere sono costruite attraverso l’intreccio di figure umane, icone religiose e votive, animali e bizzarre invenzioni della fantasia gotica.
La realizzazione del facsimile è stata concomitante al restauro del Taccuino: la conoscenza di ogni dettaglio ha permesso di conseguire la massima fedeltà. Le carte, fustellate secondo l’irregolarità dell’originale, sono cucite a mano in quattro fascicoli e raccolte in rilegatura d’archivio. La tiratura in esclusiva mondiale è di 999 esemplari numerati. Il commentario, di 64 pagine, contiene saggi di O. Bravi, M.G. Recanati, M.G. Vaccari e L. Montalbano. Il codice, protetto entro una busta di velluto, e il commentario sono custoditi in cofanetto.