
La Carta del Cantino è unanimemente considerata la più bella geocarta di età rinascimentale e attesta la recente scoperta del continente americano. Miniata in Portogallo nel 1502, subito dopo i viaggi di Colombo e Vespucci, su sei pergamene congiunte per complessivi 105 x 220 cm, fu probabilmente commissionata dall'ambasciatore Alberto Cantino per documentare al duca di Ferrara Ercole I la nuova dimensione del mondo e l'importanza strategica delle grandi scoperte geografiche. Il planisfero mostra, infatti, le coste caraibiche e quelle brasiliane (si tratta della più antica rappresentazione del Nuovo Mondo conservata in Italia), separate dalla raya, la linea che divideva i possedimenti portoghesi da quelli spagnoli.
Pur essendo una delle prime carte che per la rappresentazione dell'ecumene si libera della tradizione tolemaica, la Carta del Cantino vi rimane fedele per alcuni stereotipi che, ancora dopo Colombo, pretendono di identificare il percorso dell'uomo, come la Torre di Babele, il regno del Prete Gianni o il giardino dell'Eden. Nonostante la sua identificazione come charta del navicare, è invece una carta di rappresentanza, destinata alla contemplazione e allo studio, alla "geografia di corte".
La nuova edizione della Carta, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e presentata da Laura Federzoni e Marco Cattini, è una co-produzione Il Bulino - Biblioteca Estense Universitaria. Il facsimile è stampato in sei frammenti congiunti e intelati, custoditi nell'apposito cofanetto unitamente al commentario di E. Milano e A. Battini e al certificato di garanzia.
