
Il codice è noto come Apocalisse Estense. È un libro xilografico, impresso a inchiostro bruno intorno al 1460 in area olandese o renana. Le immagini sono tutte colorate a mano: per questo il codice è da considerarsi un esemplare unico. Si compone di 48 carte, di cui 44 divise in due scene, mentre 4 presentano una scena unica. Ogni tavola è contornata da un filetto che funge sia da cornice che da tratto separatore delle scene. Le immagini sono stampate e colorate sul recto delle carte, mentre il verso risulta bianco. L'ordine delle immagini, per la prima volta nel suo genere, è rispettoso del testo biblico e ciò accresce l'originalità dell'opera.

Il suggestivo immaginario dell'Apocalisse fu sempre una ricca fonte di ispirazione per la predicazione, per l'astrologia e per gli artisti, tra i quali Hans Memling, Albrecht Dürer o i miniatori medievali del Beato di Liébana. Lo stile di questa Apocalisse appare vicino alle coeve Bibliae Pauperum di area germanica e non troppo distante dalla scuola fiamminga del primo Quattrocento. Al tempo stesso, sembra proiettarsi verso modelli di vita religiosa ancora in gestazione: in molte scene, l'incisore-pittore non mostra rispetto né pietà per le colpe degli ecclesiastici, in una sorta di preludio alle critiche riformistiche che di lì a poco scuoteranno il mondo germanico e poi l'Europa intera.

L'edizione integrale dell'Apocalisse Estense è stata stampata su una carta speciale, estremamente affine al supporto dell'originale. La consunta legatura novecentesca in mezza pelle e cartone è stata sostituita dall'attuale legatura in pelle di vitello, appositamente realizzata in occasione di questa edizione e del restauro dell'originale. Il commentario di Ernesto Milano, di 96 pagine, è rilegato in mezza pelle. La tiratura in esclusiva mondiale è limitata a 999 esemplari numerati e certificati.